Realizzazione

Marcella Lecca



 

 

   

La cultura della Palestina


Naji Al Ali: opera e impegno

     La cultura della Palestina parla del suo legame esistente tra il popolo e la sua terra in una maniera creativa in quanto essa, antica di più di 4000 anni, rimane viva e vitale nonostante i vari tentativi di distruggerla.

Secondo l’etnografo americano Dwight Conquergood la cultura ed il folklore palestinesi giochino un ruolo di fondamentale importanza nella lotta contro l’occupazione israeliana. I palestinese sono <<Stati così, assaliti, nelle identità quanto nel fisico, la loro cultura così negata è demolita, che il semplice dire: ‘ Siamo palestinese, attraverso le forme e le espressioni tradizionali ‘, costituisce in realtà un atto profondamente politico” ha affermato l’etnografo.

Conquergood ha aggiunto che l’Intifada palestinese, la rivolta popolare, ha creato l’esigenza di celebrare l’identità palestinese attraverso la musica tradizionale, le favole folkloristiche, le canzoni popolari e attraverso le arti visive come il fumetto.

Attraverso lo studio del popolo palestinese abbiamo analizzato il significato dell’importanza del ricamo che è cultura allo stato puro, e del fumetto.

Il ricamo, chiamato Tatriiz in lingua araba, è più che un’arte, è parte integrante della terra palestinese, della sua geografia e della sua storia, un mezzo per conservare in fondamento dell’identità palestinese.

Per quanto riguarda il fumetto, abbiamo analizzato l’arte di Naji Al Ali, uno dei massimi esponenti della resistenza palestinese che con il suo Handala, ha voluto gridare al mondo intero quale fosse realmente la situazione della Palestina.

Handala è il protagonista delle vignette di Naji Al Ali, è un bambino che per meglio esprimere il suo dissenso, la sua delusione, la sua perplessità, si è voltato di spalle per sempre, incrociando le mani dietro la schiena.

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L'OPERA E L'IMPEGNO DI NAJI AL ALI

"L'arte è la mia professione, il mio impegno, il mio impiego è il mio hobby. Però non mi sento soddisfatto, spesso ho un profondo senso di frustrazione... Non credo di essere riuscito a comunicare ai miei lettori, attraverso questo linguaggio figurativo, le mie preoccupazioni.
Sarà perché le inquietudini che mi tormentano sono tante?!... Quando disegno, riesco a ritrovare un certo equilibrio interiore. Per questo il disegno mi consola ma contemporaneamente mi procura non poche sofferenze... Rispetto agli altri mi ritengo fortunato, perché almeno, attraverso le vignette, riesco a scaricare tutte le mie angosce.
Gli altri... la maggior parte della gente, non ha neppure questo, loro assistono alle ingiustizie, ingoiano tutti i veleni... e muoiono dalla rabbia e dal senso d’impotenza! Spesso, tutto ciò che ruota attorno all'arte è circoscritto ad un ceto privilegiato e selezionato d’interlocutori.
Per me, invece, l'arte deve essere di tutti e per tutti... Così ho scoperto la caricatura... come un canale di comunicazione... come un linguaggio comune fra me e la mia gente. La mia realtà e la loro realtà, la realtà che ci fa soffrire e sempre la stessa, per questo il nostro linguaggio deve essere semplice, senza ambiguità... deve stimolare la critica, l'autocritica, e suggerirci ciò che occorre fare.
Per questo, nelle mie vignette, non c'è molto spazio per leggere... Meno cose scritte, impatto più immediato. Infatti, se ci guardiamo attorno, ci viene voglia di urlare con tutte le nostre forze... a questo mirano le mie vignette... alla "MOBILITAZIONE!!" (liberamente tratto da un'intervista rilasciata da Naji Al-Ali al quotidiano "Annida'" del 4/7/'84).

La semplicità e la chiarezza hanno caratterizzato tutte le opere di Naji Al-Ali. Con estrema fluidità e senza ambiguità, riesce a comunicare i suoi messaggi ai suoi interlocutori e lettori: i poveri e gli oppressi. Addirittura, molte delle sue vignette sono senza parole. Tutto questo è stato possibile poiché ha sempre attinto dalla realtà in cui vive, come qualsiasi altro cittadino arabo, l'ingiustizia e la repressione. Con i suoi interlocutori è riuscito a creare una comunicazione immediata, scoprendo un linguaggio comune, fatto di pochi simboli:

"I miei personaggi sono pochi, il ricco e il povero, l'oppressore e gli oppressi... e non mi sembra che la realtà si discosti molto da questo".

Tutti i protagonisti "strategici", che compaiono pressoché regolarmente nelle sue vignette, richiamano sempre questo conflitto; dal piccolo bambino spettatore Handala all'uomo anziano e sofferente, dalla bellissima donna alla zia Hanife... altri simboli compaiono qua e la nelle sue vignette, secondo l’argomento, come, ad esempio, le piramidi, per indicare l'Egitto, o le palme, per indicare l'Iraq ed altri...
La povertà e la fame nei campi profughi palestinesi, come quelli del Libano, hanno spinto moltissimi giovani ad emigrare nei paesi petroliferi del Golfo, alla ricerca di un lavoro.
Lì una buona parte di essi si e fatta "distrarre" dalla vita consumistica e del relativo benessere, fino al punto di trascurare, se non dimenticare, la propria identità e la propria causa. Naji Al-Ali non ha voluto che gli accadesse una cosa analoga...

Non ha permesso che, né i problemi della vita quotidiana, né il falso abbaglio di un relativo benessere, prendessero il sopravvento su di lui. Per proteggersi da questo fantasma, ha inventato il bambino Handala (da "Al handala" un'erba selvatica, diffusissima in Medio Oriente, di sapore amaro e molto spinosa), la figura di eterno bambino, quasi onnipresente nelle sue vignette, simbolo di sincerità e di innocenza, che cosi si presenta: "Io sono Handala, vengo dal campo profughi di Ein Al-Hilwe, e giuro che rimarrò fedele alla mia causa e al mio popolo" (dalla rivista "AI-Hurriyyeh", 20/8/'79).
Handala e nato negli anni '60, quando Naji era in Kuwait.
Inizialmente, questo personaggio ha avuto, per Naji, un valore puramente personale. Era il "guardiano" che controllava Naji, proteggendo il suo spirito dai pericoli della dispersione e dell'ottundimento... Era anche la parte di sé che esprimeva le sue preoccupazioni e le sue angosce. Attraverso Handala, ha promesso alla sua gente di rimanere fedele alla causa, alla lotta di classe, nella quale si riconosceva. Handala, si può dire, era la coscienza dell'autore.
Progressivamente Handala, non rappresentava più soltanto l'identità palestinese di Naji.
Insieme sono "cresciuti", hanno superato le frontiere. Così Handala è diventato il figlio dei poveri di tutti il mondo... E' andato in Vietnam; è stato in Africa. Ha superato la sua identità nazionale per diventare cosmopolita, per diventare la coscienza di tutti i poveri e gli oppressi. Di Handala, Naji disse:
"E la mia coscienza. Giacché povero non ha nulla da perdere. Non accetta compromessi, è un oppresso. Si, è un oppresso, però non gli mancano le forze per affrontare e combattere tutte le forme d’oppressione" ("Al-Hurriyyeh", 20/8/'79).
Appena nato, Handala aveva un ruolo molto attivo nelle vignette. Partecipava agli eventi: lanciava slogan, leggeva le poesie popolari, ripeteva proverbi. Combatteva con le armi "fino alla vittoria", insieme ai "fedayyn", così come in Vietnam. Ma, oltre a partecipare lui stesso in prima persona, incitava i suoi interlocutori ad intervenire, come si leggeva chiaramente nella fermezza e nella sincerità del suo volto, quando ancora ci permetteva di vederlo. Ben presto, pero, Handala si e voltato di spalle, cosicché non si poterono più vedere le sfumature espressive del suo viso. Ciò ha coinciso con l'inizio della decadenza e della regressione subita dal mondo arabo.
Gli anni '70, infatti, hanno segnato pesantemente la regione medio orientale. Era solo l'inizio della svendita e del tradimento. Nessuno dei governi arabi si opponeva più alla volontà degli USA e dell'imperialismo occidentale. Nel 1979 venivano firmati gli accordi di "Camp David", e nel 1982 Israele invadeva il Libano. Gli anni '80 rivelavano la vera natura della leadership dell'OLP. Handala, non volendo rendersi complice di tali tradimenti, si e trasformato, da attivo e partecipe, in un semplice osservatore, mettendo in atto una sorta di protesta silenziosa.
Per meglio esprimere il suo dissenso, la sua delusione, la sua perplessità, si è voltato di spalle per sempre, incrociando le mani dietro la schiena.
Da quel momento, si e voltato pochissime volte per mostrarci il suo volto. Solo quando gli oppressi libanesi hanno combattuto, a fianco dei palestinesi, gli invasori israeliani nel 1982, Handala ha nuovamente imbracciato il mitra e alzato la bandiera nazionale.
Quando poi, i compromessi, le trattative, hanno sancito l'espulsione di tutti i combattenti palestinesi dal Libano, Handala, come segno di grande rispetto, ha ricoperto di fiori la strada su cui passavano i fedayyn che lasciavano Beirut, per rientrare, successivamente nel ruolo abituale dell'osservatore taciturno.
Prima di morire in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme, sarebbe scoppiata "l'INTIFADA" contro gli oppressori sionisti, Handala, insieme agli oppressi, insieme al popolo palestinese, ha cominciato a lanciare pietre contro 1'esercito israeliano. Purtroppo, né Handala né Naji Al-Ali hanno avuto la fortuna di vedere realizzata la loro previsione... Sono stati uccisi prima!
Accanto a Handala, la coscienza dei popoli, non poteva mancare il "popolo". Non poteva mancare il palestinese, l'uomo palestinese che ha vissuto e vive sulla propria pelle la realtà violenta d'Israele. Quest'uomo viveva coltivando la sua terra.
Questo contadino, come la stragrande maggioranza dei palestinesi, e stato costretto ad abbandonare la terra per diventare un profugo. Più povero di prima, è stato sbattuto in uno dei campi profughi sparsi nei diversi paesi arabi. Porta sulle proprie spalle, per eccellenza, il peso della diaspora.
Rappresentato coi vestiti rattoppati, quest'uomo difende tenacemente e con gran dignità la propria storia, non accetta la realtà, non si rassegna alla povertà alla quale e stato ridotto. Combatte, lotta per i propri diritti, e per i diritti di quelli come lui.
Quest'uomo, ridotto in miseria ma combattivo e dignitoso, non solo il palestinese, ma anche il sudanese, il maghrebino, il kuwaitiano... e divenuto quindi, il simbolo dell'arabo medio oppresso e misero. Naji Al-Ali non ha mai dimenticato il suo villaggio... la sua terra, sulla quale ha vissuto fino all'età di 11 anni. Questo ricordo, la speranza di farvi un giorno ritorno, spesso presente nelle sue vignette, e rappresentato nel personaggio della zia Hanife. Questa donna, cui Naji fa indossare il vestito tradizionale tipico di Asciagara, il suo villaggio appunto. Hanife simboleggia la maternità nel senso più ampio del termine, con tutto ciò che significa e rappresenta.
E' sincera ed ha le idee molto chiare. Hanife, però, è sempre triste, tristi sono i suoi sguardi e tristi i suoi commenti.
Di lei disse: "Hanife è una persona molto cara, rappresenta le mie radici, l'appartenenza al mio villaggio... Hanife possiede l'essenza della saggezza. Una saggezza sincera che si radica nella consapevolezza e per questo non può che essere triste. Una saggezza che sgorga dall'intimo di una donna piena di rabbia... Hanife è una donna forte, che non esita ad esprimere tutte le sue preoccupazioni ed angosce".
La Palestina, Beirut, Naji non ha mai nascosto il suo immenso amore per loro. La bellissima donna che incontriamo a volte nelle vignette, rispecchia il tipo di sentimento che nutre per la Palestina e per Beirut.
Cosciente della sua bellezza, questa donna non ha mai ceduto a nessuno dei suoi corteggiatori; dall'occupante usurpatore a tutti coloro che si riempivano la bocca (e le tasche!..) e quando questa donna piange, le sue lacrime si trasformano in bombe contro gli israeliani.
Naji riusciva a distinguere nettamente il bene dal male e riusciva nella gran confusione, ad identificare sempre i ruoli distinti dei carnefici e delle vittime. Dipingeva molto chiaramente il nemico. Certo, l'israeliano, il soldato israeliano, il colono israeliano, erano il nemico numero uno.

Nelle sue vignette, il sionista era rappresentato spesso dal soldato, armato dalla testa ai piedi, con un naso affilato, per sottolineare la sua grande capacita "olfattiva" di organizzare le cospirazioni, l'occupazione, l'espansione, nonché la sua volontà di infliggere più danni possibili al popolo palestinese e ai popoli arabi. Certe volte, a Naji, bastava la figura di questo soldato per simboleggiare Israele, altre volte gli disegnava addosso la stella di David (con tutto il rispetto al valore religioso che questa stella ha, ma non per come viene utilizzata dai sionisti).
Non e difficile, comunque, riconoscere in alcuni suoi disegni addirittura lo stesso Begin o la celebre Golda Meyr.
Talvolta, vi sono anche delle immagini o figure, in secondo piano, che simboleggiano, a seconda degli avvenimenti, gli interessi occidentali e americani.
Accanto ad Israele, all'Occidente, agli USA, c'è anche un altro nemico... e oltretutto, per certi aspetti, più pericoloso... il nemico "interno" al mondo arabo. Purtroppo, molti, nel mondo arabo, per rimanere in sella, per non essere travolti dal proprio popolo, si sono finti difensori della causa araba, della Palestina. Tutti i regimi arabi, la borghesia palestinese, la borghesia araba, si sono ingrassati, hanno riempito le proprie tasche a scapito dei propri popoli, assoggettandosi alla servitù dell'Occidente e degli USA. Questi opportunismi sono ben rappresentati, da quelle figure opulente, obese, a dir poco abominevoli, che compaiono nelle sue vignette.

 

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